Sono passati 13 giorni dall’operazione al calcagno ed è giunto il momento di fare un po’ di conti… sennò che operazione sarebbe?
Scherzi a parte oggi è stato un giorno un po’ più speciale degli altri, prima di tutto perché ho abbandonato le stampelle e in secondo luogo perché ho tolto i bendaggi e i cerotti… come prescritto dal medico. A dire il vero avrei potuto levarli già dopo 10 giorni, ma ho voluto essere prudente e stare tranquillo per un paio di giorni in più… inoltre finché non vedevo niente e il piede se ne stava nascosto mi sentivo quasi più disteso e mi illudevo che sotto fosse tutto perfetto! Mi spaventava un po’ l’idea di togliere le medicazioni e guardare… e in effetti a prima vista l’aspetto del calcagno e del piede non era certamente gradevole. Per fortuna dopo un accurato lavaggio e un massaggino rilassante il piede ha ripreso un aspetto più sano. Anzi a guardare bene il medico mi direbbe che ha un aspetto fantastico, considerando che non sono passate neanche 2 settimane dall’intervento… ma da vero atleta ho la mente proiettata sulla pista e mi sorgono i dubbi se il mio piede potrà solcare il tartan come un tempo! Ora non resta che attendere con molta pazienza e cominciare a muoverlo un po’ alla volta sempre di più. Altro non si può fare… e tutto sommato il peggio è passato, almeno spero!
Le peripezie infatti non sono state poche… a cominciare dalla scelta del posto dove farsi operare: al centro FIDAL del Policlinico S.Matteo di Pavia, dedicato proprio ai traumi sportivi di chi pratica atletica leggera, ho avuto una pessima impressione e nonostante molti amici atleti si siano operati là io ho rifiutato in partenza l’idea di sottopormi ai bisturi del primo assistente di turno, visto che del primario non c’era mai nemmeno l’ombra! A Monfalcone c’era un’altra possibilità, ma nemmeno in questo caso ero rimasto convinto… sono un tipo difficile eh, ma quando c’è in ballo la salute bisogna pensare mille volte e valutare, chiedere, osservare. Alla fine la decisione per Torino, non proprio il massimo della comodità… 7 ore di treno! E vabbè, pur di guarire si fa questo e altro… ma 7 ore di treno senza aria condizionata e con i finestrini bloccati alla fine di giugno con un’ondata di caldo africano in pieno corso hanno fatto partire la spedizione un po’ malamente!
Unica consolazione: ero ancora intero e il ritorno sarebbe stato sicuramente molto peggiore! Dopo una notte in albergo mi sono svegliato con il diluvio e ho raggiunto l’ospedale Koelliker… mi attendevano tutte le visite pre-operatorie quali prelievi, elettrocardiogramma, radiografie etc… e stranamente ero molto disteso e rilassato, la voglia di risolvere il problema una volta per tutte era troppo grande! Eccomi infatti tranquillo in attesa tra una visita e l’altra:

… nel mio bellissimo letto…

… con una stupenda vista sulla città

E sono dovuto rimanere tutto il giorno in ospedale senza poter uscire! Ma ne ho approfittato per studiarmi i dettagli sull’ereditarietà delle classi in C#
La mattina seguente a digiuno totale in fase di disidratazione sono stato condotto in sala operatoria dove mi hanno fatto un’anestesia locale per mia scelta. L’alternativa era quella spinale, ma ho preferito evitare il rischio di soffrire di dolori alla schiena e soprattutto del… catetere!
Quasi un’ora in sala operatoria, tanto che ad un certo punto ho schiacciato un pisolino perché mi sentivo a pezzi! Per fortuna nessun dolore e per quanto possibile ho cercato di seguire l’operazione vincendo le mie paure. Poi tutta la giornata a letto con la flebo con azione idratante e antidolorifica… per fortuna che alla sera c’è stata la vittoria dell’Italia sull’Ucraina per 3 a 0 che mi ha risollevato il morale!
Il giorno dopo il medico mi ha chiesto già di provare a stare in piedi… caspita!! Beh se lo dice lui… tutto sommato avevo pochissimi dolori e pizzicava soltanto un pochettino. Meglio di così… sono stato dimesso poco dopo e dovevo tornare in stazione, ma non avevo fatto i conti con la legge di Murphy e c’era sciopero dei taxi! Per fortuna il padre del mio compagno di stanza (operato al ginocchio) mi ha dato un passaggio e ho potuto prendere il treno senza troppi problemi e dopo una bella pizza
Piuttosto il vero problema era spostarsi con le stampelle, lo zaino sulla schiena e la cartella con le radiografie, risonanze etc… a Milano sono stato 20 minuti per cambiare treno, giusto in tempo visto che c’erano 25 minuti per il cambio! Sono salito sul primo vagone, il 315… bene penso tra me e me, io ho il posto prenotato sul 316, quindi è qui vicino… macché!! Il controllore dopo un po’ mi ha fatto sapere che c’era stato un errore e avevano attaccato il vagone all’inizio del treno anziché alla fine! Wow, tutto il treno da attraversare in stampelle con un sacco di gente e valigie da scavalcare… ci ho messo mezz’ora per arrivare all’altra estremità in un bagno di sudore! Poi per fortuna ho potuto appoggiare il piede e riposare fino a Mestre dove mi attendeva il secondo cambio, per fortuna sullo stesso binario… ma quanta fortuna!

Alla stazione mi attendeva mio fratello in auto e poi delle lunghe, lunghissime giornate di ozio! Ed eccomi arrivato ad oggi… non ho mollato!
Attenzione che tra poco comincio a nuotare, poi bici e infine a settembre si corre… e vi batto tutti!!!